Tre ciotole. L’ultimo romanzo di Michela Murgia

Le cose che non possono essere nascoste non sono tre, ma quattro: uno starnuto, la bellezza, la povertà e il fatto che uno è una merda.”

Ho atteso qualche mese prima di acquistare e leggere “Tre ciotole”. Non mi sentivo pronta a lasciare andare Michela Murgia.

In questi anni, le sue opere, le sue parole, le sue interviste, la sua imperdibile rassegna stampa domenicale su IG, sono state per me esperienze estremamente formative.

Mi sono addentrata in questa lettura gradualmente, lasciandomi trasportare all’interno di un mosaico di storie di sopravvissuti, tutti impegnati ad affrontare trasformazioni radicali: la pandemia, la malattia, il trauma dell’abbandono, la maternità, il tradimento…

Ed è proprio con la malattia che si apre il primo racconto. Una diagnosi inattesa sconvolge l’esistenza di una donna, la quale per mettere una distanza tra sé e la sua condizione, decide di battezzare la sua neoplasia usando una parola coreana: Am.

Quel suono così breve e conciso racchiude in sé tutta la forza di chi accetta di continuare a vivere nella consapevolezza che anche il cancro fa parte dello stesso ‘processo di vita’.

Come afferma proprio la protagonista: “quello che ho è quello che sono”.

Attraverso dodici racconti diversi, Michela Murgia ci regala probabilmente una sorta di libro-testamento, dove a parlare non sono solo i vari personaggi, ma soprattutto le mutazioni. Che siano quelle genetiche causate da un tumore o quelle determinate dalla fine di una relazione o dalla scelta di non rispettare più un codice di regole o di obblighi sociali, tutto alla fine ci riporta all’essenziale.

Dodici storie diverse, segnate da una crisi e concatenate da un passaggio esistenziale profondo: il cambiamento.

Ricalcolare il percorso per proseguire la strada senza la luce costante di Michela Murgia sarà difficile e di rituali per colmare la sua assenza ce ne vorrebbero troppi.

L’unica consolazione che ci resta è racchiusa negli insegnamenti che ci ha donato, nelle parole che ha usato e nelle idee che ci ha lasciato.

“Tre ciotole” non è un prontuario di soluzioni, ma un viaggio interiore verso l’ignoto, alla ricerca di un equilibrio tra le difficoltà, i momenti di smarrimento e i cambiamenti della vita.

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